La rinascita attraverso l'arte: intervista a Federica Serge, fondatrice di Rifugio Creativo

 




La rinascita attraverso l'arte: intervista a Federica Serge, fondatrice di Rifugio Creativo



Federica, la storia di Rifugio Creativo non parte da un freddo calcolo di business, ma ha radici molto profonde e intime. Da dove nasce tutto?
Rifugio Creativo non è nato da un business plan. È nato molto tempo fa, da una bambina che cercava un posto in cui stare bene. Durante la mia infanzia ho vissuto un profondo disagio familiare. Ricordo le urla, i conflitti e la sensazione di non avere gli strumenti per comprendere tutto ciò che stava accadendo intorno a me. Così, senza rendermene conto, ho trovato rifugio nel disegno e nella pittura. Mentre fuori c’era rumore, io cercavo silenzio. Mentre fuori c’era tensione, io cercavo uno spazio sicuro. Disegnare era il mio modo di respirare, il mio modo di dare una forma a emozioni che non sapevo esprimere con le parole.


Questa bambina è cresciuta, ha affrontato la vita ed è arrivata a una svolta radicale nel 2022. Cosa è successo in quel momento?
Con il tempo sono arrivati gli anni della crescita, le perdite, la maternità, la terapia, il lavoro su me stessa e la ricerca di una maggiore consapevolezza. Nel 2022 ho deciso di lasciare un posto sicuro in una grande azienda del make-up, un ambiente nel quale avevo investito anni di studio, sacrifici e formazione professionale. Era un lavoro che avevo desiderato profondamente. Eppure sentivo che qualcosa dentro di me continuava a chiamarmi altrove. Avevo imparato molto, ma non stavo più creando. E senza creazione non riuscivo più a riconoscermi. Oggi ho trentotto anni, sono una moglie, sono una mamma, e sono una donna che continua a credere che la creatività possa trasformare le persone.

Prima di arrivare alla formula attuale di Rifugio Creativo, hai vissuto anche un momento di forte delusione legato a un progetto molto speciale. Ti va di raccontarcelo?
Sì, avevo inseguito un altro sogno: un mantello, un oggetto nato durante gli ultimi giorni di vita di mia madre. Lo sognai una notte e la mattina successiva lo disegnai. Comprai tessuti, coinvolsi sarte, realizzai prototipi e investii tempo, energie, risorse e speranze. Pensavo che quel progetto avrebbe trovato il suo posto nel mondo, ma non accadde. O forse fui io a non riuscire a raccontarlo nel modo giusto. Ricordo ancora la delusione. Per la prima volta pensai che forse i sogni non bastassero, che la realtà fosse più forte e che il mercato desiderasse soltanto ciò che è virale, riconoscibile, immediato.

Eppure, proprio da quella battuta d'arresto è nata una consapevolezza nuova sul mercato e sui desideri reali delle persone. Cosa hai capito?
Qualcosa continuava a non convincermi. Osservando il mondo del lusso, ho notato una forte contraddizione. Oggi si può acquistare quasi tutto: una borsa rara, un abito esclusivo, un gioiello prezioso, un soggiorno irripetibile. Ma esiste una cosa che nemmeno il cliente più facoltoso può comprare: l’unicità. Quella vera, che nasce da una storia personale e non da una tiratura limitata. Capivo che il vero desiderio delle persone non era possedere ciò che hanno tutti. Il vero desiderio era sentirsi viste, sentirsi rappresentate, sentirsi se stesse.

È stato in quel momento che hai cambiato tela e hai iniziato a dipingere direttamente sulle storie delle persone?
Esatto. Iniziai a dipingere di nuovo, ma non più sulla carta o sulla tela, bensì sugli abiti: giacche, accessori, capi dimenticati o oggetti prodotti in serie che improvvisamente diventavano altro. Ricordo una giacca in denim sulla quale applicai alcune frasi di Paolo Borzacchiello che avevano accompagnato un momento importante della mia vita. La fotografai e la pubblicai; lui la condivise e quella giacca trovò immediatamente un corpo che potesse indossarla. Fu la prima volta in cui compresi davvero una cosa: le persone non cercano soltanto vestiti. Cercano significato.

Da questa intuizione è nato il tuo approccio attuale, che si allontana drasticamente dalla semplice personalizzazione di massa. Come definisci il tuo metodo?
Per questo ho creato un approccio diverso: io non personalizzo prodotti, trasformo identità in opere da indossare. Attraverso un processo creativo esclusivo raccolgo emozioni, ricordi, simboli, parole, numeri, desideri, traguardi e frammenti di vita della persona. Successivamente li traduco a mano in un’opera artistica realizzata direttamente sull’oggetto scelto: una borsa, una giacca, una scarpa, un accessorio. Non utilizzo immagini standard, non replico disegni e non realizzo copie. Ogni segno nasce per una sola persona e per questo motivo non potrà mai essere riprodotto.

Cosa succede oggi nel tuo laboratorio a Monterotondo e come vedi l'evoluzione di questa esperienza per il futuro?
Oggi incontro donne che arrivano con un capo ereditato da una madre, con una giacca che le accompagna da vent’anni o con un accessorio che non riescono a lasciare andare. E insieme lo trasformiamo. Non per cancellarne la storia, ma per permetterle di continuare. Per il futuro, immagino anche esperienze riservate a una clientela selezionata, durante le quali gli ospiti assistono in diretta alla nascita della propria opera. Momenti intimi, esclusivi, memorabili. Esperienze che trasformano l’acquisto in un ricordo destinato a rimanere. Credo che le realtà selezionate debbano offrire ai propri clienti un’esclusività impossibile da replicare, qualcosa che faccia dire: “Questa cosa esiste solo per me.”

Se dovessi riassumere il manifesto e l'anima profonda di Federica Serge, quali parole sceglieresti?
Ciò che realizzo non aumenta soltanto il valore di un prodotto, ne cambia il significato. L’oggetto smette di essere un bene da possedere e diventa una parte della storia di chi lo indossa. È qui che nasce il desiderio di appartenere. Non trasformo oggetti, trasformo storie in opere da indossare. Credo che la creatività non serva a cambiare un abito; serva a ricordare alle persone chi sono. Per tutta la vita ho cercato un luogo in cui sentirmi a casa, e oggi provo a costruire quel luogo anche per gli altri.


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