Referendum, trivelle e ad ottobre con il Referendum Costituzionale



Cos’è un Referendum ? Il Referendum  (gerundivo del verbo latino refērre «riferisco», dalla locuzione ad referendum «[convocazione] per riferire») è un istituto giuridico elettorale. In virtù di esso si può richiedere ad un corpo elettorale il consenso o dissenso rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza nessun intermediario su un tema specifico oggetto di discussione. Vi sono diversi tipi di Referendum che si differenziano in base ai loro scopi : 
propositivi: per proporre una nuova legge (vincola il legislatore a emanare una legge coerente con l'espressione popolare); è presente per esempio nell'ordinamento di San Marinoe Svizzera.
consultivi: per sentire il parere popolare circa una determinata questione politica (mera richiesta di parere legalmente non vincolante quanto alla decisione successiva)
confermativi: per richiedere il consenso popolare perché una legge o una norma costituzionale possa entrare in vigore
abrogativi: per abrogare una legge esistente o un atto avente forza di legge (decreto legge o decreto legislativo), rimuovendoli dall'ordinamento.
deliberativi: mediante i quali i cittadini deliberano secondo il principio della sovranità popolare (Comune e Provincia, che deliberano "regolamenti" che sono atti aventi valore di legge)
legislativi, mediante i quali si introducono leggi locali o statali.
Riguardo al tipo di leggi a cui riferisce il referendum, esso può essere:
ordinario, se attiene alla legislazione ordinaria;
costituzionale, se riguarda la costituzione.
  
Da chi può essere richiesto il Referendum ? L'articolo 75 della Costituzione riserva l'iniziativa referendaria ai cittadini (500.000 elettori) o alle Regioni (5 Consigli regionali).

Il Referendum del 17 aprile metteva gli italiani in condizione di dare un chiaro segnale al governo su quale politica energetica adottare, abbandonando in favore delle rinnovabili la vecchia energia fossile, considerata causa di inquinamento, di dipendenza economica, di conflitti armati e di pressione delle lobby, vedasi  il caso Tempa Rossa che ha portato alle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi e che non lascia dubbi su chi sia veramente ad arricchirsi con l’affare petrolio, e sul fatto che si deve puntare su altri asset di sviluppo, basati sulle risorse e il patrimonio dei nostri territori. Secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, se si investisse sulle rinnovabili si attiverebbero nei prossimi anni 250 mila unità lavorative, il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta sosteneva che se al referendum avesse vinto il “no” o non si fosse raggiunto il quorum si avrebbero nientedimeno che 10.000 nuovi posti di lavoro solo in Sicilia, cioè tante quante sono le persone, ma  Che si tratti di numeri frutto di fantasia lo ha spiegato sul Sole 24 Ore Leonardo Maugeri, uno dei massimi esperti mondiali di energia, già top-manager ENI, insomma non proprio un ambientalista:  L’industria del petrolio non è ad alta intensità di lavoro. Si pensi, per esempio, che la Saudi Aramco, il gigante di stato saudita che controlla le intere riserve e produzioni di petrolio e gas dell’Arabia Saudita, impiega circa 50 mila persone (molte delle quali solo per motivi sociali) per gestire una capacità produttiva che, nel petrolio, è oltre sette volte il consumo italiano, mentre nel gas è superiore del 40% al fabbisogno nazionale. Inoltre, le possibili produzioni italiane cui dare mano libera sarebbero vantaggiose (…) solo se si tengono sotto stretto controllo i costi, e quindi si limita l’assunzione di personale. Infine, gran parte dei siti produttivi si controllano con poche persone, in molti casi da postazioni remote. Anche nel caso di un via libera generalizzato alle trivelle, quindi, è alquanto dubbio che si possano creare i posti di lavoro di cui si è parlato (25 mila): forse il numero sarebbe di poche migliaia ”.  <  Dovremmo ricordare che le piattaforme di estrazione non creano molta occupazione, perché sono investimenti ad alta intensità di capitale ma bassissima di lavoro. Basti pensare che il progetto "Ombrina Mare", pensato a 3 miglia dalla splendida costa dei Trabocchi e poi bloccato anche grazie a una mobilitazione popolare, prevedeva, a fronte di un investimento di 250 milioni di euro, la creazione di 24 posti di lavoro. Altro esempio emblematico è dato da uno degli ultimi impianti sbloccati dal governo: "Offshore Ibleo", campo petrolifero che l'Eni sta costruendo in Sicilia, al largo della costa di Licata, che a fronte di un investimento di 1,8 miliardi porterà soli 120 posti di lavoro.

Inoltre, c'è da dire che la maggior parte dell’occupazione viene generata nel momento in cui le piattaforme vengono installate, dopodiché l'occupazione scende a livelli molto bassi. Infatti, non tutti sanno che su gran parte delle piattaforme italiane non lavora nessuno. Ad esempio, l'impianto di Rospo Mare, in Abruzzo,è completamente automatizzato, radiocomandato dalla terraferma. Le altre piattaforme, invece, hanno un personale ridotto (dalle 2 alle 4 persone), in quanto la maggior parte delle strumentazioni sono tele controllate da terra.
Tra l'altro, il settore è già in crisi in crisi da tempo, con conseguenze negative sull'occupazione: solo nel ravennate si sono già persi 900 posti di lavoro e a giugno 2016, indipendentemente dal referendum, i posti persi si stima arriveranno a 2500.
Ognuno poteva avere le proprie ragioni per votare sì o no al referendum, ma lo spauracchio del lavoro non trovava ragioni. Perché sono politiche che danno molti utili alle compagnie petrolifere ma generano pochissimi posti di lavoro. Inoltre, un governo che prende impegni a Cop21, che ha davanti a sé l'obbligo di transitare dalle fossili alle rinnovabili e una crisi occupazionale del settore fossile, dovrebbe fare un ragionamento lucido, agevolato dal fatto che non ci sia studio o dati che ci dica che per gli stessi soldi investiti nella politica delle trivellazioni, si creino, citando stime al ribasso, almeno 7 posti di lavoro nelle energie rinnovabili.
Investire nel settore delle energie rinnovabili, infatti, oltre a coprire facilmente le quote di fabbisogno energetico che verranno meno (cifre ridicole: 0,95% petrolio, 3% gas), permetterebbe di ricollocare quei pochi lavoratori impegnati nelle piattaforme che scadranno tra qualche anno e di creare centinaia di migliaia di posti di lavoro contro le poche migliaia attualmente attive per le piattaforme petrolifere. > ( Fonte - http://www.huffingtonpost.it/marco-furfaro/il-referendum-sulle-trivelle-e-le-bufale-sul-lavoro-per-farlo-fallire_b_9623456.html
Le royalties italiane (termine della lingua inglese si indica il diritto del titolare di un brevetto o una proprietà intellettuale, ad ottenere il versamento di una somma di denaro da parte di chiunque effettui lo sfruttamento di detti beni per fini commerciali e/o di lucro ) sono le più basse al mondo, mantenendosi intorno al 10%, mentre per il resto del mondo si va dal 25% della Guinea all’80% della Russia e della Norvegia.
Ma i regali ai petrolieri non finiscono qui. Grazie a un sistema di franchigie per le compagnie, infatti, è più conveniente continuare ad estrarre piccole quantità, per cui non pagano nulla, piuttosto che smantellare, e dover smaltire le piattaforme. 
Tralasciando le eventuali problematiche ambientali che le trivellazioni comporterebbero, la tesi della perdita di lavoro viene smontata da un top – manager dell’ENI, le royalties italiane sono le più basse al mondo, i petrolieri e i loro amici politici si arricchiscono sempre più, a noi italiani il 17 Aprile è stato lasciato il compito di emettere l’ardua sentenza, e proprio in quelle ore sappiamo cos’è successo a Genova durante il Referendum e quali siano le conseguenze che stiamo pagando.  
Passerà come il Referendum dell'astensionismo tanto pubblicizzato da Renzi e Napolitano, a differenza di quei mass media di regime che di questo quesito referendario  ne hanno parlato poco o nulla. Verrà ricordato come il Referendum di chi non avendo il coraggio di mettere la X sul NO  non ha consentito il raggiungimento del famoso quorum, come se il voto non rimanesse segreto e vai a vedere che poi sono gli stessi che si lamentano della politica. Coerenza solo questo. Una canzone recita   l’'italiano fa casino durante il minuto di silenzio, e poi sta il silenzio per anni quando dovrebbe fare casino,  l'italiano va allo stadio come se stesse andando in guerra, e poi se ne va in guerra come se andasse allo stadio “, non facciamoci abbattere da quel  60 % di astenuti, forse il gregge italiano da questi dati merita di essere governato da lupi, ma non perdiamo la speranza . Sarà il Referendum  dei coraggiosi 15 milioni di cittadini italiani che si sono informati, non hanno ceduto alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, e hanno esercitato un loro diritto ottenuto dopo diversi anni di guerra  da parte dei nostri bisnonni. Questi 15 milioni sono la speranza per il futuro, hanno rifiutato le lobby , dobbiamo continuare a lottare e soprattutto come disse Borsellino “  la Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara è più affilata di un coltello “.  Amarezza ma anche speranza sono il frutto di questo Referendum che non aveva nessuna bandiera politica, il mare è di tutti né di destra né di sinistra. 


Appuntamento ad ottobre con il Referendum Costituzionale.

di Alessandro De Bari

CONVERSATION

0 commenti:

Posta un commento

Partner

Partner