Femminicidio-suicidio sull A1, i sopralluoghi sotto casa di Lorena, le botte, e lo psicologo

 


Quello "sguardo strano e spaventoso" raccontato dai vicini di casa che videro Federico Vella aggirarsi già tre giorni prima del delitto. Gli incontri assieme da uno psicologo di coppia

Ora la premeditazione sembra assodata. L'assassinio di Lorena è avvenuto dopo una pianificazione, che emerge ogni giorno con più crudezza, e - forse - purtroppo la prevedibilità: le botte, andate avanti da mesi da parte del suo ex compagno Federico Vella, prima della separazione, ed ora - rivelano gli investigatori, racconta Repubblica - i veri e propri sopralluoghi fatti da Vella sotto casa della vittima, già tre giorni prima del femminicidio. E poi, così dalle carte, uno psicologo di coppia: tentativo disperato di Lorena di rimettere a posto le cose evitando una denuncia che invece, sarebbe stata decisiva.

L'atroce femminicidio, dopo il rapimento, le telefonate disperate di Lorena nel bagagliaio dell'auto cercando aiuto mentre veniva portata verso la morte, poi, il suicidio davanti agli occhi degli agenti accorsi sul posto, ed ora sulla morte di Lorena Isceri, 45 anni, uccisa dall'ex Federico Vella, di 36, continuano ad emergere altri particolari. Importanti, nonostante la morte del suo assassino, perché servono anche forse da riflessione per tanti casi simili che potrebbero avvenire in futuro e che invece, si possono fermare e far si che non succedano. 

72 ore prima prima del rientro di Lorena Isceri dal Salento, dove si era rifugiata per allontanarsi dal suo ex compagno Federico Vella, l'uomo si aggirava sotto casa di lei a Firenze, a vederlo e testimoniarlo, alcuni vicini. La aspettava, e monitorava. Difficile per Vella camminare casualmente sotto il condominio della ex, vivendo dal lato opposto della città.

Quello sguardo strano e spaventoso
Una vicina di Lorena ha raccontato - riporta sempre Repubblica - di aver notato una sera Federico che "passava davanti alla sbarra del parcheggio, aveva lo sguardo strano e spaventoso". Per gli inquirenti l’ipotesi della premeditazione è in primo piano. A quello stesso cancello, prima del delitto, Federico attacca anche del nastro adesivo alla fotocellula per essere certo di poter entrare e uscire con la sua macchina. 
fonte: il web

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